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RICCARDO PIERONI 

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LA VOCE DELL'ARCHIVIO

Sara Codella_LA TEORIA DEI MOLTI VERSI

2025-09-17 18:19

Riccardo Pieroni

PRESENTAZIONI IN LIBRI E CATALOGHI,

Sara Codella_LA TEORIA DEI MOLTI VERSI

Presentazione nel libro Sara Codella, Multiversi, 2020

LA TEORIA DEI MOLTI VERSI

 

Sara è fisica. In due sensi: perché studia fisica e perché mette in gioco il suo fisico, tutto il suo fisico, compreso il cervello. Sara ha scoperto la fotografia. In due sensi: perché prima non la conosceva e perché l’ha messa a nudo.

Non rivelerò cosa fotografa Sara, ma mi concentrerò sul processo che è stata capace di innescare.

 

 

La prima verifica a cui Sara sottopone la fotografia riguarda la stabilità delle immagini. L’occhio, il braccio, il corpo, la macchina sono in continuo movimento. Il pensiero moderno è un pensiero mobile. L’occhio della contemporaneità si abitua a percepire le cose mentre avvengono e non sceglie improbabili, surreali, momenti di stasi. Attraverso il movimento Sara stabilisce una connessione profonda tra l’esistere dell’osservatore e i piani di esistenza di quella che seguitiamo a chiamare “realtà”. Le vibrazioni del suo corpo le consentono di accedere ai diversi piani. Il verso, l’oscillazione o la rotazione che assumerà il suo braccio metterà il sensore dell’apparecchio fotografico in condizione di generare forme e densità di tono altrimenti irraggiungibili. È in questa fase che Sara entra in connessione profonda con ciò che la circonda e la sua azione si traduce in conoscenza e meraviglia. I mondi che gli si prospettano sono a lei contemporanei.

 

Secondo: inquadrare e variare.

Il sensore, la carta da stampa, il libro, il proiettore ci offrono immagini dentro un formato, all’interno di un limite. E’ il momento della scelta: dentro/fuori, sì/no, esiste/non esiste. Sara non può sopportare questo limite. Per questo moltiplica i suoi scatti. Una disposizione alla continua scoperta la conduce a ripetere molte volte lo stesso gesto, a variare di poco il punto di vista, a rigenerare lo sguardo con radicali spostamenti. Un gioco che può procedere all’infinito. Scandaglia lo spazio fino a trovare, in questo recinto dell’immaginazione, un momentaneo, soddisfacente, equilibrio. Proprio perché frutto di una sofferta ricerca, alla fine Sara accetta il rettangolo fotografico e anzi stabilisce puntigliosamente la posizione, la densità e il colore di ogni elemento. Nella fase di revisione che porterà alla scelta delle immagini e alla creazione della sequenza del libro, è anzi molto rigida nell’evitare stravolgimenti dell’inquadratura. Si comporta un po’ come quei fotoreporter che riconoscono nello scatto il momento della rivelazione e vedono nella stampa il pericolo della falsità.

Nelle immagini di Sara più mature e consapevoli è sempre presente un diaframma, un filtro. Sara vede attraverso. L’elemento di mediazione oltre il quale Sara decide di osservare, è contemporaneamente superficie permeabile e specchiante. In questo modo riesce a mettere in connessione mondi che si trovano su versanti diversi dello sguardo. Vede insieme davanti, dietro e di lato producendo una spazialità naturalmente multipolare e inevitabilmente sintetica.

 

Terzo: rivedere e organizzare

L’atto del fotografare è un percorso complesso che avviene nel tempo. L’immagine che si produce nello scatto ha un valore quasi “sacrale”: è un’impronta, un prelievo, una memoria, un distacco, un’appropriazione. Entrati in possesso di quella porzione di realtà, diventiamo responsabili del suo destino. Sara è cosciente di non essere la padrona, ma la depositaria di quelle visioni che si sono offerte a lei convergendo nel suo progetto da strati diversi della realtà. Sono frutto di un incontro, volute ma solo in minima parte determinate. La fotografia come incontro: riconoscimento, prima, e riconoscenza, poi, nei confronti di una realtà che si è data nella sua molteplicità.

La consapevolezza della multipolarità, della profondità, della coesistenza di infiniti sguardi su infinite realtà rende Sara responsabile di un nuovo compito: l’organizzazione in un nuovo insieme di visioni che non si sono date per rimanere uniche e isolate. Per questo nasce l’idea del libro come portale. Forme semplici generate dalla luce costituiscono un vocabolario di segni che gradualmente si arricchiscono e si animano fino a divenire discorso e storia. In questo itinerario, Sara ci guida attraverso una continua mutazione di “versi”. L’iniziale frontalità nei confronti delle cose evolve in multidirezionalità e poi in penetrazione. Se l’atto del fotografare consiste nella “presa”, il libro diviene “costruzione”.

 

Quarto: scrivere

Le parole di Sara nascono dalle immagini. Sono frutto del potere germinativo dei mondi-immagine. Dopo anni in cui i fotografi hanno rivendicato l’autonomia dell’immagine rispetto alla parola, finalmente possiamo attraversare un tempo pacifico in cui parola e immagine si possono generare a vicenda, entrambe al servizio della conoscenza che è essenzialmente un processo di migrazione e trasformazione. Le prime parole scritte da Sara sono Fogli acrobati. Le ultime, energia sospesa. Acrobazie tra i molti “versi” (punti di vista, direzioni dello sguardo, orienta/menti) generati dalle immagini, tutte mosse da quell’energia che attraversa e sostiene gli universi...

Sara vede venti, fuochi, nuvole, nebbie, polvere, gocce, ghiacci: tutti elementi naturali ri-conosciuti negli oggetti artificiali che ha ripreso. Così la scrittura poetica diventa capace di dialogare con le immagini non per “spiegarle” o indirizzare l’occhio dell’osservatore, ma per aiutare Sara a mostrarsi totalmente, a non chiudersi dietro il muro impenetrabile di un lavoro terminato. Le trame, i respiri, le esplosioni, le danze, le pennellate sono i molti versi, le chiavi di accesso, agli universi che Sara intravede nelle sue stesse fotografie.

 

E... noi?

Sara ci prospetta un modo visionario di intendere la fotografia. È un percorso di non ritorno verso realtà “altre” che ci libera finalmente dall’obbligo che ci era stato tramandato di usare la fotografia come semplice registrazione, come impersonale attestazione, di fronte alla quale “non ci sono parole”.

La fotografia ha bisogno di interpretazione perché nasce da una interpretazione. Vive come atto di mutazione, di attraversamento, di ri-creazione. Noi, osservatori di questo libro, siamo proiettati in un ruolo attivo, non semplici recettori, ma costruttori di nuove visioni. Un libro da prendere per molti versi.

 

 

 

Riccardo Pieroni, 2020

 

 

In Sara Codella, Multiversi, libro autoprodotto, Roma, 2020

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