ATTRAVERSAMENTI
Dove va questo treno?
Il vetro, la pioggia, la foschia sono gli ostacoli trasparenti che occorre attraversare per arrivare al paesaggio. Ogni strato toglie concretezza all'oggetto dello sguardo e opera una de-formazione.
Grazie alla grande profondità di campo della macchina fotografica di piccolo formato, i segni vicini (graffi, gocce d'acqua) sono perfettamente compenetrati con il più lontano linguaggio del territorio e con lo spazio misterioso e imprevedibile che si trova alle spalle della fotografa.
Si arriva così alla scrittura fotografica per somma e per sottrazione: mentre i piani attraversati conquistano la concretezza fisica della nitidezza, il paesaggio lontano, moderatamente mosso o sfocato, acquista in astrazione, cioè in concretezza psicologica.
Si conosce attraverso una perdita, l'essenziale si trova nell'incompletezza.
Emanuela non costruisce immagini così complesse con elaborazioni al computer realizzate dopo lo scatto, ma esercitando l'arte del vedere in condizioni operative di per sé significanti. Mentre il vagone segue l'orizzonte in parallelo, l'occhio attraversa lo spazio in profondità: due penetrazioni contemporanee scandagliano il paesaggio … con semplicità, in velocità!
Da dove viene questo treno?
Riccardo Pieroni, 2013




