ALEX MEZZENGA. INSIDE ME
Punti di Vista
Potrei presentare questo libro da tre punti di vista diversi.
Il punto di vista dell'Insegnante di Alessandro, ma lo escludo subito. Parlerei di un Alessandro di quasi trent'anni fa e non ha senso.
Il punto di vista del critico, ma ho già scritto delle cose sul libro e mi sembra inutile ripeterle.
Il punto di vista del fotografo. Sì, è come fotografo che voglio parlare del libro e di Alex, da collega. Chi fa le fotografie, le guarda in un modo tutto particolare e, proprio per questo, forse, è utile in una presentazione il suo punto di vista.
A casa di Alex
Sono stato a casa di Alex una ventina di giorni fa. Mi sembra la tenda di un nomade! Non è la casa di uno che dovrà stare lì per sempre.
Non c'è nessuna relazione tra l'esterno e l'interno. L'esterno si mimetizza con tutte le altre abitazioni, l'interno è come entrare nella sua memoria.
Sì, c'è la cucina, il letto, qualche sedia, ma non saprei dirvi come sono fatte. Ho guardato altre cose. Le sue foto alle pareti (molte stanno in questo libro), ciò che rimane delle sue mostre. Le sue macchine fotografiche "vecchie", il “museo” ne contiene tre (la mitica Yashica SX3, la Nikon FM con motore, la Nikon D100) tutte in fila e spolverate. Le foto alle pareti crescono nel tempo e sono destinate a coprire tutta la superficie disponibile.
Perché la casa di un nomade? Perché è essenziale, non ti lega, te ne puoi andare quando vuoi e non lasci niente. Niente che abbia per te un valore assoluto. Le foto si staccano e si portano via, ma non è poi così importante perché stanno con te, sono la tua memoria, e, ora, stanno in questo libro così che la memoria di Alex possa diventare la nostra memoria.
Le pareti come proiezione, memoria aperta allo sguardo.
Perché un libro
Ed ecco la prima considerazione "fotografica". Perché un fotografo realizza un libro? Prima di tutto, per fare Il punto. Soprattutto i fotografi nomadi rischiano di perdere l'orientamento se non mettono un po' d'ordine nella loro memoria, se non ritrovano il tracciato della loro via. La seconda considerazione riguarda il metodo: ogni servizio, ogni capitolo, è presentato da una persona diversa. Dico da una "persona", non "critico" o "storico" o "esperto", perché Alex parte prima di tutto dall'amicizia che significa tante cose insieme: legame, rispetto, vicinanza, comunione, identità.
Alex è uno che chiede, perché è uno che dà. Non pensa di fare tutto da solo, e questo è il corrispettivo della sua generosità: si colloca, cioè, al centro di uno scambio, uno scambio del profondo, del gratuito, dell'essenziale.
Ma, attenzione, un libro non è un portfolio, non serve a far vedere quanto siamo bravi. Il libro è un racconto. Dobbiamo allora vedere cosa ci racconta Alex.
Nessun titolo è più azzeccato: lnside me. Dentro di me.
Cosa è per te la fotografia
Da tanti anni insegno fotografia. Qualche tempo fa, quando chiedevo "cosa è per te la fotografia", la quasi totalità delle risposte poteva essere riassunta nel semplice concetto "ciò che mi permette di riprodurre e ricordare ciò che è fuori di me, il mondo".
Ora la stessa domanda produce nei miei ragazzi una serie di risposte che possono - essere riassunte in "ciò che permette di esprimermi". Un rivoluzione!
Reportage
Parole chiave: testimonianza, documentazione, denuncia, comunicazione, Impegno civile, memoria, storia.
Fotografia
Parole chiave: racconto, arte, tecnica, espressione, creazione.
In altre parole
esterno / interno, ruolo, compito, finalità.
Propongo di interpretare il lavoro di Alex come un particolare modo di conciliare lo scopo Informativo del reportage, con l'aspirazione ad un linguaggio più complesso e più personale, risultato di una presa di coscienza e della ricerca di un'autonomia.
Alex
Alex fotografa persone. Ha imparato nel tempo a controllare lo sfocato, i toni, i neri, i ritmi, le inquadrature... ma il suo obiettivo è la gente.
Nella massa scova individui, con loro stabilisce un rapporto fuggevole, immediato e denso, che subito diventa immagine, cioè memoria.
Non ha paura di "trattare" le immagini con Photoshop. Non è di fedeltà ad un ipotetico "vero" che stiamo parlando, ma di corrispondenza perfetta tra il dentro e il fuori di noi, cioè, appunto, di rapporti. Nel suo libro vediamo un continuo cambiamento di metodi espressivi, non di rotta, non di direzione. Alex non è uno che si affeziona alla tecnica e non è uno che, a tentoni, cerca uno stile. Lo stile è nella disposizione verso li mondo, cioè nel suo modo di essere, che è al di sopra e al di fuori delle cosiddette "regole" tecniche.
Contrasto/Comunicare
luce/ombra, nitido/sfocato, fermo/mosso ...
La costante nell'opera di Alex (lo stile?) è l'uso di un elevato contrasto ottenuto con
metodi diversi.
L'occhio dell'uomo vede grazie la contrasto. Prima il contrasto di luminosità, i confini. Poi il contrasto di colore, i complementari.
Parlare in modo contrastato significa comunicare in modo veloce e diretto.
Alex non fa giri di parole, ti dice subito quello che vuole.
Non ti fa cercare a lungo dentro un'immagine dove ogni segno è equivalente, ti mostra subito dove devi guardare. Il resto lo nasconde nell'ombra o lo pone su un piano diverso.
Quale lingua parlare
Alex usa un linguaggio classico quando si rende conto di mostrare "per primo" una situazione, un ambiente. Usa un linguaggio più complesso quando tratta argomenti già conosciuti.
Il linguaggio fa la differenza! Mai, però, le scelte linguistiche vengono prima del soggetto rappresentato, semmai ne sono una conseguenza.
Problemi
Non dobbiamo però ragionare in termini ottocenteschi. Il ruolo della fotografia non può più essere ridotto a un "sono andato, ho visto, ti racconto". Come se ciò che ognuno di noi vede sia automaticamente la verità, cioè il fatto più la sua interpretazione fatta di cause ed effetti.
Siamo ormai assuefatti alle immagini. Non solo, ma è ormai caduta da tempo una visione monolitica della realtà che sta davanti ai nostri occhi per poter essere interpretata. Viviamo nella molteplicità, nella instabilità e viviamo in mondi paralleli. Di che cosa può parlare il reportage moderno, se pochi ormai credono alla certezza di un fatto?
Esserci
Cosa racconta Alex? Cosa può comunicare in tutta onestà?
La sua presenza lì, in quel momento, davanti a quelle persone. I suoi rapporti. Ciò che lui in prima persona ha potuto vivere. Questo è l'unico dato certo, l'unica attestazione di verità che possiamo concedere alla fotografia moderna.
Non è un caso che l'ultimo suo lavoro, My name is, sia tutto giocato sulla messa in scena della realtà.
Il fotografo elabora una strategia che permette ai soggetti stessi di apparire come vogliono e di attestare la loro presenza, la loro verità di esistenti. E Alex diventa uno di loro, unificando finalmente la distanza tra soggetto che guarda e oggetto guardato.
Questo significa unire vita e mestiere.
Riccardo Pieroni, Presentazione in pubblico del libro, 11 luglio 2014


