Emanuela Passacantilli_FOTOMONDO
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Questo libro va letto due volte. Prima, sfogliare lentamente. Poi, munirsi di una lente d’ingrandimento e fare un altro giro.
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Le molteplici visioni di Emanuela sono legate ai suoi viaggi. Per lei non contano le distanze. Affronta i luoghi vicini, il quotidiano, allo stesso modo di quelli lontani, il desiderio. Quando decide di iniziare il suo viaggio, viene improvvisamente rapita in un'altra dimensione. Si aggira nei luoghi come un cane da tartufo, sente l'odore delle cose belle, si piega, si china, si deforma ad assumere la posa che le consente di orientare lo sguardo secondo un senso che non è la vista. Si intrufola in ogni posto deviando dai percorsi obbligati. Emanuela non legge i cartelli “vietato l'ingresso ai non addetti”.
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Un piccolo uomo e la sua ombra scrivono sul cellulare. Anche una piccola donna lo fa mentre, qualche pagina dopo, attraversa una scacchiera di luce... stanno a Berlino.
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Questa sua propensione alla deviazione, alla ricerca, alla meraviglia indifesa e incondizionata, all’abbandono totale alle cose, trasforma Il suo sguardo in un meccanismo di ri-generazione. Niente rimane com’era dopo essere stato inquadrato. Una visione nitida, precisa, ma mai puramente ottica.
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Due passanti al passo, uno guarda a destra, l’altro a sinistra.
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Il mondo di Emanuela è attraversato da una griglia regolare di linee perpendicolari, una struttura modulare, una serie di meridiani e paralleli. Sono gli strumenti che le permettono di prendere le misure e di trovare la giusta distanza. Che siano le arcate di un acquedotto romano, le vetrate di un edificio contemporaneo o una sequenza di rocce, l’importante è che si possa tracciare una struttura dello spazio.
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Quei due non si scontreranno all’incrocio... camminano su linee opposte, ma le loro ombre indicano la stessa direzione.
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La finestra prospettica dello smartphone di Emanuela è la stessa usata dai pittori del rinascimento. Con una differenza: Emanuela non si sente obbligata ad un uso esclusivo della visione centrale, che pure la soddisfa e la attrae, ma si protende verso visioni angolate che producono dinamismo e profondità. Sempre in equilibrio perfetto.
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Tre a sinistra, quattro a destra di un centro vuoto.
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Ad attraversare il libro è posta una linea d’orizzonte che unisce/separa l’acqua dal cielo: specchio, duplicità, moltiplicazione, ribaltamento sono le costanti del lavoro di Emanuela. A volte questa linea viene interrotta da un tuttopieno di edifici o di rocce, ma noi la immaginiamo a legare ogni singola visione nella totalità. E’ la linea del tempo.
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L’omino nero cammina verso l’acqua con i piedi sulla terra e sul cielo.
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Chi sono gli abitanti di questi spazi assoluti? Chi sono quelle figure che attraversano le immagini, sempre messe nel posto giusto per creare equilibrio, sempre in cammino verso una meta al di fuori dei confini?
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L’uomo nero passa da una roccia all’altra... cerca l’orizzonte... è un fotografo.
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Non hanno volto quegli uomini, non hanno un nome e un cognome... vivono un universo fatto di pareti specchianti, dove niente è concluso, definitivo, completamente stabile. Nelle foto-mondo di Emanuela, quegli omìni scuri sono totalmente immersi, ne fanno parte come le cellule di un corpo. Sono quei piccoli segni neri, quelle persone quasi sempre di spalle, che strappano l’architettura all’eternità, alla sensazione che tutto debba rimanere in perfetto equilibrio per sempre. Quei passanti sono l’istante, l’azione, il qui ed ora. Sono loro a dare senso, direzione, alla linea d’orizzonte temporale che attraversa le immagini.
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Tre ragazzi a Venezia nel 2017 vedono passare un traghetto di New York del 2016.
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Tutti i luoghi visitati, sono un solo luogo. Tutte le persone fotografate sono una sola persona. Eppure, luoghi e persone, ogni volta diversi. Ma, se ogni foto è un mondo, non ne basterebbe una sola? Perché trasformare ogni visione in un’immagine? Perché non c’è un solo mondo, perché ogni mondo non è mai tutto il mondo.
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Un crocefisso accoglie luce, una suora cerca luce.
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Così si spiega l’instancabile ricerca fotografica di Emanuela, la quotidiana propensione al contatto, alla conoscenza, al dialogo, alla compenetrazione, all’assimilazione. Un bisogno innato di totalità. Conosco solo una parola capace di riassumere tutto questo: amore.
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Tutti si muovono, dentro o fuori acqua... solo una palla sta ferma in aria.
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| Riccardo Pieroni, 2021 |
| Testo di presentazione per il libro Emanuela Passacantilli, Multivision, 2020 |

