FOTOCCUPANDO
La casa è un diritto negato a molti di noi da un assetto sociale fondato sulla disuguaglianza. L’occupazione della casa, a livello individuale, è una possibile strada verso la riaffermazione del diritto: una risposta, in fondo, positiva, costruttiva, alternativa alla disperazione. A livello collettivo, sono invece un dito puntato contro la sperequazione e portano con sé la richiesta di una soluzione al problema del "vivere" nella società contemporanea. Così una scuola, un complesso residenziale abbandonato o sfitto, un edificio in disuso sono spazi virtuali finché un'occupazione non li trasforma in spazi reali che prendono forma in seguito ad un uso e ad una organizzazione.
Perla Tedde, fotografa del viaggio, decide di occuparsi delle occupazioni, vicino casa, a Ostia in Via Capo delle Armi. Per guardare queste immagini occorre percepire l'azione compiuta dalla fotografa nei confronti della realtà. Procediamo con ordine. Ogni occupazione è un fatto collettivo, è la sintesi tra l'affermazione di esigenze individuali e la necessità di organizzazione senza la quale non ci sarebbe successo politico né possibilità di vita quotidiana. Perla documenta quindi gli spazi comuni (moschea, bar), le azioni comuni (pulizie, traslochi), i segni (scritte, murales) nell'ambiguità di spazi che sono contemporaneamente attrezzati per la vita e abbandonati dalla vita (vetri rotti, muri screpolati).
Questa operazione fotografica è accettata dagli abitanti (veri protagonisti delle immagini) e i bambini si sono delegati come accompagnatori/fiduciari della fotografa, attori e spettatori di una stessa azione del vedere: il fotografare diventa fatto collettivo di una comunità che si guarda allo specchio.
Le occupazioni sono esperimenti riusciti di un società multirazziale: il bisogno e gli scopi comuni uniscono le persone al di là dell'origine etnica. Il contatto con diversi linguaggi, atteggiamenti, modalità di rapportarsi costringe la fotografa ad un metodo flessibile, "multilinguistico", non impositivo. Il linguaggio fotografico si adatta alle cose: a volte la prospettiva secca e decisa, a volte le vedute diagonali, in alcuni casi i volti in primo piano quasi "dentro" l'obiettivo, in altri casi il soggetto è colto con discrezione nel suo ambiente. Un esperanto fotografico.
Ogni occupazione è pensata come provvisoria: il senso del momentaneo (in vista di un'assegnazione, di uno sfollamento, di un miglioramento della situazione economica individuale) pervade ogni cosa. Perla ricorre perciò alla strategia dell'istantanea (alta sensibilità, flash) e le inquadrature non sono frutto di pre-visioni, di pre-concetti, ma nascono da un confronto diretto con la realtà. Così l'occhio libero di Perla viaggia dentro le case lasciandosi occupare la mente dalla realtà: traduce in immagini/specchio l'autopercezione degli occupanti che nelle loro pose mimano sé stessi e si fa strumento di un'autoanalisi che diventa consapevolezza.
Riccardo Pieroni, 1996
Presentazione della mostra Perla Tedde, Fotoccupando, Roma-Ostia, Spaziokamino, 11-18.4.1996


