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Luca Bardassari_UN SOLE NERO FA LUCE BIANCA

2025-09-17 17:44

Riccardo Pieroni

PRESENTAZIONI IN LIBRI E CATALOGHI,

Luca Bardassari_UN SOLE NERO FA LUCE BIANCA

Presentazione del libro autoprodotto Luca Baldassari, Un foro stenopeico a NordKapp. Identità, relazioni, emozioni, 2016

UN SOLE NERO FA LUCE BIANCA

 


Camminare è essenzialmente vivere (…) La felicità consiste proprio nelle cose più elementari, nel potersi muovere, nel poter camminare (…) dopo il guardare credo sia la cosa più importante (…) il portarsi verso nuove esperienze, verso nuove visioni.

Ugo Mulas



 

01. Da un po' di tempo penso che l'unica forma possibile della fotografia sia il diario. Persa ogni certezza in una realtà oggettiva, compromesso definitivamente il ruolo informativo della fotografia di reportage, non ci rimane che rappresentare noi stessi, con tutti i rischi e le fatiche e i dubbi. Forse è l'unico modo di essere oggettivi. Questa scelta non può che essere provvisoria e parziale, sintomo visivo di una ricerca che non finisce. Ecco perché ogni diario è un viaggio dove non ci si può mai fermare. Ecco perché Luca si è messo in viaggio.

 

02.Ho visto Luca prepararsi. Strumenti: foro stenopeico, bicicletta, muscoli, convinzione, speranza. Sì, al viaggio ci si prepara. Si prevede, si pianifica, si stabiliscono regole inderogabili (quanti chilometri al giorno, quanto spendere, quanto riposare, quanto mangiare... quantità) Poi si parte e la quantità si trasforma in qualità.

Nessun aquilone vola se non è attaccato ad un filo.

 

03. Abbiamo seguito in diretta il viaggio di Luca. Ogni giorno la relazione del suo percorso, alcune immagini scattate col telefonino, qualche riproduzione delle immagini stenopeiche. E allora, di quale solitudine si è fatto carico Luca?

Il fotografo vive di opposti, la fotografia nasce dal rapporto negativo/positivo. Non c’è niente da fare, è così. Puoi vivere questa realtà come una lacerazione oppure come una potenzialità. Così per essere veramente con gli altri devi essere profondamente solo. Prendo una fotografia per darla allo sguardo, per darmi, con essa, all'altro. Le foto si fanno sempre per qualcuno.

 

04. Fotografare è un atto di presenza. Le cose accadono di fronte a noi solo se ci siamo.

Questo è vero anche se siamo fermi. Luca decide però di vivere in movimento e si è scelto una meta insieme fisica e simbolica. Arrivare fino alla fine del mondo, fino al limite. Qualunque viaggiatore usa la nitidezza della stella polare per segnare la direzione, lui è invece attratto dalle nuvole ovvero dal mosso della instabilità e della mutevolezza. Perché le nuvole sono fatte di tempo e solo il foro stenopeico è capace di assimilarle e stabilizzarle.

 

05. Fotografare è un atto di consapevolezza. Soddisfare il desiderio di prendere ciò che passa è il lavoro di ogni fotografo. Per Luca è un esercizio. Nelle sue foto ci sono tanto cielo e tanta acqua. Tutto mobile. Solo qualche striscia di terra e qualche pontile ci offrono la possibilità di un'ancora, di una stabilità. Ecco che il cammino del corpo, fatto di pedalate, di sudore, di freddo e di sonno, non è che l'immagine del percorso interiore, vero scopo del viaggio. Così ogni fotografia, fatta di attesa e di lenta compartecipazione, costruisce l'unione tra dentro e fuori, tra passato e presente.

 

06. Ho di fronte le bozze del libro. Cosa vedo, cosa so, cosa immagino del viaggio di Luca?

Inseguire nuvole in bicicletta con un foro stenopeico: tutta questione di tempo. Darsi il tempo, prendere tempo, seguire il tempo.

Il diario non deve essere necessariamente cronologico. La nostra psiche è capace di realizzare collegamenti inusitati per trasformare il tempo in spazio e saltellare da un lato all'altro senza paura di perdere la strada.

 

07. Il fotografo è quasi sempre insoddisfatto delle proprie foto, per la loro congenita impossibilità di rappresentare ciò che è interiore, legate come sono alla superficie delle cose. Il foro stenopeico è un tentativo per oltrepassare la superficie, per arrivare all'essenziale. Il vero miracolo non sono le fotografie, ma l'azione del fotografare, del rendere oggettuale un vedere prima solo nascosto nella profondità dell'inconsapevolezza. Nella messa a punto della corretta esposizione e nella determinazione della giusta inquadratura si dà un corpo a quella inesorabile ricerca dell'equilibrio che rende uniche e irripetibili le nostre esistenze.

 

 

Riccardo Pieroni, 2016

 

 

 

 

In Luca Baldassari, Un foro stenopeico a NordKapp. Identità, relazioni, emozioni, Autopubblicazione dell’autore, 2016


 

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