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Rocco Mangiavillano_IL CORAGGIO DI GUARDARE

2025-09-17 18:29

Riccardo Pieroni

PRESENTAZIONI IN LIBRI E CATALOGHI,

Rocco Mangiavillano_IL CORAGGIO DI GUARDARE

Presentazione nel libro Marco Brancia-Rocco Luigi Mangiavillano, Poesie della Città, Firenze, Com Nuovi Tempi, 2011

IL CORAGGIO DI GUARDARE

 

Bisogna proprio essere bravi per continuare a vedere in un mondo pieno di immagini. 

Lo devi volere, sperare... e ce la devi fare. 

E ci vuole coraggio. Quando la tua voce interna ti dice passa avanti che questo l'hai già visto, lascia stare che la luce non è adatta, qui ci vorrebbe un'altra macchina fotografica, un altro obiettivo... se ti fai forza e liberi il tuo occhio, finalmente ti si apre un mondo e sei pronto, finalmente, a guardare.

 

Le cose sono belle,

le cose sono rare

in questa giornata di primavera.

Sono tutto,

se le sai toccare.

 

Rocco non si confronta con la storia della fotografia, preferisce misurarsi con la storia, con le storie.

 E' libero di camminare per la città, col tempo che ci vuole.

E' libero di fermarsi quando una storia lo chiama, così, senza preavviso. Non si deve neanche girare perché la fotografia compare lì davanti a lui e deve solo registrare.

 

E' nella natura della fotografia l'impossibilità di registrare ciò che non esiste concretamente. E' nella natura dell'immaginazione la necessità di non accontentarsi di ciò che abbiamo di fronte, come se il mondo finisse lì.

Così se la fotografia e l'immaginazione convivono in una stessa mente, l'occhio si libera dai suoi limiti ed è capace di penetrare la realtà come una radiografia. Leggere dentro per andare oltre la superficie. Altre lunghezze d'onda ci vengono in aiuto, le radiazioni che ci permettono di "andare all'osso", senza preoccuparsi delle regole della composizione o delle mode nel trattamento delle immagini.

 

Per chi lavora il fotografo? Per chi è il poeta?

Rocco e Marco vi risponderanno che prima di tutto... è per se stessi. Non è vero. E' per noi che lo fanno.

Una foto deve parlare da sola. Ogni poesia è un mondo che non può essere illustrato senza essere distrutto. Non è così! La somma di immagini e parole è in grado di moltiplicare il loro potenziale evocativo. Questo libro, che mostra sguardi diversi e complementari, è in grado di disorientare le nostre aspettative. Mentre le foto, apparentemente legate all'istante, avviano un racconto di lunga durata, le poesie, dalle quali ci aspettiamo astrattezza e lontananza, ci portano alla quotidianità e all'immediatezza delle emozioni. Insieme ci proiettano lontano ancorandoci al vicino. Rocco e Marco instaurano uno stimolante scambio di ruoli a dimostrare che nelle arti non ci possono essere regole definitive e che è proprio lo spiazzamento a rendere il lettore/osservatore partecipe del processo creativo.

Ecco allora lo scopo del libro: stimolarci, costringerci, a trovare nessi tra immagini e parole, liberarci dai vincoli delle pagine, dai tempi di lettura preconfezionati per entrare, ognuno a suo modo, nel gioco delle associazioni. Così quelle storie solo accennate diventeranno ora le nostre storie e, quando la mattina ci recheremo al lavoro, guarderemo con più attenzione la città alla ricerca di quei due piccoli uomini che si contendono una minuscola palla.

Tutti quegli occhi che ci guardano all'inizio e poi nella seconda parte del libro, quando la città scompare ed entrano in gioco i volti, ricordano che per guardare bisogna farsi vedere, che la fotografia è fatta di scambi, di relazioni, di anime che si incontrano. Ecco il nocciolo delle foto di Rocco: nella città cerca accenni di storie, soprattutto domande, nei volti delle persone vicine trova risposte.

La sua è una fotografia sociale, non pone diaframmi né usa artifici, semplicemente... è.

 

Riccardo Pieroni, 2011

 

 

In Marco Brancia-Rocco Luigi Mangiavillano, Poesie della Città, Firenze, Com Nuovi Tempi, 2011

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