FUTURO PASSATO
2080. Pianeta terra. In un angolo della grande città, abbandonata dopo la devastante guerra dei sette anni, un manipolo di esploratori viene fagocitato dalle permeopareti, dove, forse un secolo prima, artisti dediti all’autoaffermazione, alla metodica negazione dello spazio urbano e alla perdizione dell’individualità creativa avevano tracciato segni su segni di cui oggi risulta difficile la decodifica. Un fotografo, Leonardo Vecchiarelli, incaricato dal Governo galattico di documentare lo stato delle rovine in vista di una rigenerazione architettonica, ha colto gli esploratori mentre, senza preoccupazione, cercano di liberarsi. Alcuni, di loro, probabilmente di genere femminile, mostrano una inaspettata capacità mimetica e sperimentano docilmente la disponibilità dei loro corpi a mutare in colore.
zzzzzz… Reset
Le mani di Leonardo Vecchiarelli non riescono a stare ferme: non ha mai accettato il limite della fotografia di essere immagine meccanica. Non volendo intervenire sul fattore tecnico, preferisce agire direttamente sulla realtà. Il set fotografico diventa una scena teatrale dove elementi cosiddetti “reali” si integrano con oggetti e personaggi inseriti da Leonardo. Un ambiente sottoposto a continue metamorfosi e generatore di significati multipli. A volte agisce direttamente sulle stampe finali, oppure, da qualche tempo, sul file immagine, in un processo di complesse stratificazioni di segni. La fotografia non è usata per la semplice registrazione di un evento quanto piuttosto come superficie proiettiva di un’irrefrenabile attività creativa.
zzzzzz… Reset
Leonardo Vecchiarelli affianca alla consolidata professione di fotografo di moda un’interessante attività nell’ambito della fotografia artistica. Questi due aspetti della sua vita non sono in conflitto, ma in continua osmosi. La sua innata abilità nel guidare i modelli in gruppo è integrata da una particolare capacità nel gestire lo spazio e la luce in modo istintivo, senza preconcetti o schemi precostituiti. Per questo le sue immagini hanno una freschezza, una spontaneità, una “verità” particolari proprio in un settore in cui la costruzione, l’artefatto, la finzione sono accettati come inevitabili. Il suo non è il mondo dell’apparenza senza sostanza, ma dell’arte come concretizzazione delle visioni spirituali.
Le sue fotografie si stabilizzano in un precario equilibrio tra i segni emanati dallo spazio, le espressioni delle modelle e gli oggetti disseminati sul set. Il colore, pastoso e avvolgente ha lo scopo di tenere insieme gli elementi con accordi inattesi che, moltiplicando l’ambiguità visiva dell’immagine, spiazzano l’osservatore e innescando la sua immaginazione.
zzzzzz…OK!
Riccardo Pieroni, 2008






