DARSI TEMPO. DARE TEMPO
L'ampiezza di un panorama non riguarda lo spazio ma è una funzione del tempo.
Roberto Mirulla, ruotando il suo obiettivo de-centrabile in tutte le direzioni, produce una sensazione visiva di progressivo ampliamento. Quando ricompone i suoi scatti, frutto di esposizioni sempre diverse, genera un’immagine imprevista in cui le variazioni di tono, geometricamente organizzate, producono nell'occhio dell'osservatore la percezione di una profondità.
Durante l’esecuzione delle diverse riprese, nella scena possono avvenire mutazioni, singoli elementi si spostano nel tempo. Inoltre, le diverse esposizioni si concretizzano in diverse densità del visibile: lo sguardo penetra con maggiore attenzione nelle zone più scure e vola leggero su quelle più chiare. In entrambi i casi il risultato è in funzione dei tempi di scatto e poi di osservazione.
L'immagine è pensata come un’architettura, strutturata in una serie di rettangoli generati dalle proporzioni del sensore di ripresa. In architettura il ricorso alla griglia non è una scelta limitante, ma il presupposto per un’infinità di soluzioni compositive. Così l'operazione di Roberto Mirulla non si limita ad un’applicazione acritica di una geometria precostituita, ma, di volta in volta, produce soluzioni diverse ancorate ad una legge comune. Un metodo che conferisce organicità a momenti di apparente casualità.
Il classico cono visivo della tradizione prospettica, costruito su un unico punto di vista (un centro), viene moltiplicato e deformato: un cannocchiale che, in contraddizione con la visione grandangolare, ci porta progressivamente lontano dall'oggetto così da attivare nell’osservatore una lenta scansione della scena. Nelle fotografie di Roberto Mirulla convivono l’analisi e la sintesi: il tempo lento della descrizione dei dettagli e il tempo breve della presentazione della scena.
Riccardo Pieroni, 2022
In Roberto Mirulla, Paesaggi ricomposti, Milano, Silvana Editoriale, 2021

