IN EQUILIBRIO
Lo vedo camminare lentamente, fermarsi ogni tanto, muovere piccoli e misurati passi, in attesa. In attesa che la rete di perpendicolari e diagonali che ha disteso nello spazio, catturi una preda visiva.
Ci vuole poco, un istante, perché un gabbiano una statua un bambino un aereo rimangano intrappolati nella rete per poi liberarsi immediatamente a percorrere la propria vita. Non sanno, o forse sì, che la loro esistenza si è intrecciata brevemente con quella dell’uomo ragno, le cui virtù sono la pazienza e la pre-visione.
Non sappiamo se sia la sua potente mente o l’apparecchio che porta con sé (una macchina fotografica 35mmm con pellicola bianco/nero) a provocare l’accadimento o se si tratti solo di una semplice coincidenza tra una realtà interiore ed una esteriore. Sta di fatto che quelle cose accadono lì, in quell’ istante perché solo lui, l’uomo ragno, le veda e le registri.
È una fragile tela la sua. Per questo si muove con leggerezza e aspira all’invisibilità. Deve combattere con l’infinità di stimoli visivi che vorrebbero imprigionarlo in un mondo disordinato e senza centro, ma non è una battaglia sanguinosa la sua.
Possiede infatti l’invincibile arma dell’ironia che trasforma il vedere in gioco e il fotografo in un bambino. Sicuro di sé e aperto alla scoperta dei mondi possibili che ci ruotano attorno, li prende semplicemente facendo l’occhietto… clic.
Kozo Yano presenta una scelta di immagini prese nelle sue città europee Parigi, Roma, Londra. Non è interessato alla specificità dei luoghi. Piuttosto dalle città estrae una particolare essenza che è il rapporto tra una ambiente storico immobile e un breve passaggio che da solo riesce a dare vitalità e consistenza allo spazio.
La sostanziale ambiguità della realtà viene accettata senza traumi: il suo sguardo privato si poggia delicatamente sulle cose e ci parla, in silenzio.
Riccardo Pieroni, 2010
Testo di presentazione della mostra di Kozo Yano, Roma, 2010





